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SABATO 12/05 
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VO GRECO SOTTOTITOLATO IN ITALIANO

  

PRIMA VISIONE IN ESCLUSIVA

 



Regia: Yorgos Zois
Attori: Alexandros Vardaxoglou, Sofia Kokkali, Pavlos Iordanopoulos, Hristos Karteris, Romanna Lobats, Angeliki Margeti, Natassa Brouzioti, Aineias Tsamatis, Constantinos Voudouris, Maria Kallimani, Areti Seidaridou, Spyros Sidiras, Christos Sougaris, Alexandros Sotiriou, Elena Topalidou, Maria Filini, Vasilis Andreou, Daphne Ioakimidou-Patakia (Daphne Patakia), Alexia Kaltsiki, Effi Rabsilber, Christos Stergioglou, Labros Filippou, Nicos Flessas
Sceneggiatura: Yorgos Zois, Vassilios Kyriakopoulos
Fotografia: Yannis Kanakis
Musiche: Sylvain Chauveau
Montaggio: Yannis Chalkiadakis
Scenografia: Spyros Laskaris
Costumi: Zorana Meic, Eva Goulakou
Suono: Hrvoje Petek, Alexandros Sidiropoulos, Aris Louziotis, Hervé Buirette

 

 

Un adattamento teatrale postmoderno di una tragedia greca classica si svolge in prestigioso teatro di Atene. Come ogni sera, il pubblico prende posto e la rappresentazione può cominciare. All'improvviso, le luci si accendono. Un gruppo di giovani vestiti di nero sale sul palco. Si intravede, tra loro, una pistola. "Ci scusiamo per l'interruzione", dice uno di loro, invitando il pubblico dalla platea a raggiungerli sul palco, invitandoli quindi a partecipare. La rappresentazione riprende, eppure qualcosa è cambiato: vanno in scena gli stessi personaggi, ma è il pubblico che comincia a sentirsi diverso...

 

 

"Con Interruption Yorgos Zois torna a porsi il quesito utilizzando un media diverso, il cinema, ma rifacendosi alla classicità più pura, quella trilogia, denominata "Orestea", con cui nel 458 a.C. Eschilo vinse le Grandi Dionisie.

Lo fa con un'idea che sarebbe piaciuta a Pirandello ma che da "Questa sera si recita a soggetto" trae semmai solo lo spunto. Perché in questa rappresentazione a più livelli di lettura, carica di tensione; il regista greco innerva innumerevoli aporie a cui spetta allo spettatore cinematografico dare un'eventuale seppur provvisoria soluzione.

Quella gabbia trasparente in cui vengono imprigionati gli 'attori' può trasformarsi in segno di un modo di fare teatro che, per quanto di ricerca, ha finito con il ripiegarsi su se stesso senza più produrre senso. Allora la rilettura di un classico può trovare la propria significazione in un gesto di rottura come quello che fa salire sul palco il quotidiano ad agire se stesso cercando di individuare nel proprio vissuto riflessi di azioni che hanno attraversato i millenni. Ma se questo gesto è imposto, quale valore reale potrà conservare? Sarà sufficiente che, a un certo punto, vengano attribuite delle deleghe come possibili (ma di fatto apparenti) libertà di attualizzazione? Che dire poi quando un oggetto si rivela di fatto 'vero' e non (come si sarebbe creduto o, forse, sperato) di scena?" ('mymovies')

  

 

 

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