SIR - CENERENTOLA A MUMBAI

VENERDI 6/9

► ore 21.30


SABATO 7/9

► ore 16.45


DOMENICA 8/9

► ore 16.30

PRIMA VISIONE ESCLUSIVA

 

 

    

Regia: Rohena Gera

Attori: Tillotama Shome - Ratna, Vivek Gomber - Ashwin, Geetanjali Kulkarni - Laxmi, Rahul Vohra - Haresh, Ahmareen Anjum - Devika

Sceneggiatura: Rohena Gera

Fotografia: Dominique ColinMusiche: Pierre Aviat

Montaggio: Jacques Comets

Scenografia: Parul SondhAltri

titoli: Monsieur

Durata: 99'Colore: C

Genere: DRAMMATICO



 

 PRIMA VISIONE ESCLUSIVA

 

 

Ratna è una domestica di Ashwin, figlio di una famiglia benestante di Mumbai. In apparenza la vita del giovane sembra perfetta, eppure nasconde una grande sofferenza. Ratna sente di aver rinunciato ai suoi sogni, non ha nulla, ma è ostinatamente determinata a cambiare il suo futuro. Due mondi opposti convivono sotto lo stesso tetto, ma presto scoprono di avere molto in comune ...

 

UNA FAVOLA SENTIMENTALE SINCERA CHE ANTEPONE LA POSSIBILITÀ ALLA REALTÀ E APRE LO SPAZIO DEL SOGNO
(Mymovies)

 

"Sir non è una love story all’americana ed è inoltre un film a basso budget che difficilmente riuscirà a replicare il successo della famosa commedia romantica del 1990 destinata a fare storia. Ma farà forse di più.
Prova infatti nel suo piccolo a cambiare e a smuovere l’ipocrisia di una società basata sulle differenze di classe nella quale una cameriera è considerata meno che umana (per dirne una: deve mangiare seduta sul pavimento e usare bicchieri differenti). E qui viene in mente Green Book. Con una differenza: lì erano gli anni cinquanta in America, mentre qui siamo in India e tutto questo è ad oggi considerato normale.
Ma, aldilà di un tema importante e attuale come la divisione delle caste e il razzismo, questa favola moderna a lieto fine, che è stata presentata alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2018, conquista nel mostrarci il lento avvicinamento tra due persone che si stanno innamorando l’una dell’altra senza mai essere ridicola, eccessivamente romantica o sdolcinata.
La regista s’ispira al capolavoro di Wong Kar-wai In the Mood for Love, nel quale i protagonisti condividevano un sentimento che non potevano vivere pienamente e nel dipanare la storia lungo lo spazio di un corridoio che al tempo stesso divide e unisce.
Toglie, sottrae e cela. Non mostra, ma rivela attraverso i non detti, i dialoghi ridotti all’osso, i silenzi, gli sguardi e i piccoli gesti. Scopre i nostri limiti e ci rende manifesto come ci concediamo il permesso di darci all’altro nel momento in cui nasce la magia dell’amore. Con discrezione e con le nostre insicurezze e fragilità. C’è un solo bacio strappato, ma vale molto di più che vederne mille mozzafiato." ('Giulia Lucchini')

 

"Da Perrault a Pretty woman l'archetipo del riscatto sociale, pagato con la bontà d'animo e premiato in amore e denaro, non ha mai smesso di funzionare, in mille e più versioni, la più dominante delle quali è stata ed è quella disneyana (if you can dream it you can do it), e questo film riprende massicciamente il ritornello della necessità di nutrire i propri sogni per vivere, ma non è lì che sta il suo interesse. 
Se crediamo alla vicenda di Ashwin e Ratna, se vogliamo crederci, in questi tempi cinici e diffidenti, è perché la regia ce la pone su un piano di possibilità anziché di realtà. Si apre allora lo spazio del sogno, che è il vero regalo del cinema, laddove la fiaba su carta impone la contentezza e l'ultima parola." ('mymovies')

 

"Amore e lotta di classe in India. Non in fabbrica, o in piazza, ma fra le stanze ovattate di un appartamento di lusso nel centro di Mumbai, ex Bombay. Fuori la megalopoli che cresce a ritmo frenetico; dentro i nuovi ricchi, anzi ricchissimi, serviti e riveriti da tate e cameriere. Fin qui nulla di strano: succede così, praticamente, ovunque nel mondo. Ma qui il passato non è mai passato, e si rivela crudelmente nel modo in cui i "padroni" trattano i servi: da servi, appunto, con un disprezzo che non fa nulla per dissimulare il millenario sistema delle caste. [...]" ('Il Sole 24 ore')

 

 

 

 

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