LE NOSTRE BATTAGLIE
 
VENERDI 15/03

► Ore 15.15


SABATO 16/03

► Ore 15.15


DOMENICA 17/03

► Ore 15.10 

 

 

 

 

Regia: Guillaume Senez
Attori: Romain Duris - Olivier Vallet, Laure Calamy - Claire, Laetitia Dosch - Betty, Lucie Debay - Laura Vallet, Basile Grunberger - Elliot, Lena Girard Voss - Rose, Dominique Valadié - Joëlle, Sarah Le Picard - Agathe, Robbas Biassi-Biassi - L'ispettore del lavoro, Nadia Vonderheyden - La psichiatra infantile, Cedric Vieira - Paul
Soggetto: Gaëlle Debaisieux
Sceneggiatura: Guillaume Senez, Raphaëlle Desplechin-Valbrune
Fotografia: Elin Kirschfink
Montaggio: Julie Brenta
Scenografia: Florin Dima
Arredamento: Florin Dima
Costumi: Julie Lebrun
Suono: Fabrice Osinski, Virginie Messiaen - (montaggio), Sabrina Calmels - (montaggio), Franco Piscopo - (mix)

 

 

Olivier è padre, marito e sindacalista. Quando un mattino la moglie Laura abbandona la famiglia senza lasciare alcuna traccia di sé, Olivier si vede costretto dall'oggi al domani a ripensare la quotidianità cercando di non venir meno al suo dovere lavorativo, al suo impegno politico ma anche, e soprattutto, al suo ruolo di padre.

 

 

"A volte, in un film dal tema e dall'impostazione apparentemente tradizionale, si vede al lavoro un regista che tratta la materia con tale eleganza e attenzione da trasformarlo in qualcosa di più. È il caso del nuovo film di Guillaume Senez, regista notevolissimo ma non abbastanza noto da noi (anche se aveva vinto il festival di Torino tre anni fa). La storia al centro di 'Le nostre battaglie' è semplice (...). Già dalla prima scena il gioco tra il personaggio e lo sfondo (il grande deposito sfocato alle sue spalle) mette sull'avviso: il film oltrepasserà il semplice realismo mostrando le emozioni di personaggi, le sfumature, in maniera fisica. La forza del regista emerge subito da come gestisce certi passaggi obbligati della sceneggiatura (...) evitando il legame meccanico tra crisi pubblica e privata. Non giudica i personaggi, e descrive le relazioni familiari in maniera precisa, vitale (bellissima la figura della sorella minore). Sono tante le spie di uno sguardo vero, senza esibizionismi, che trova i tempi e gli spazi giusti per ogni scena. La figlia di un operaio suicida viene mostrata per qualche secondo da sola durante la veglia, smarrita. Una collega del protagonista, nell'accoglierlo a casa sua, ha un sorriso disarmante, pieno di significati che scopriremo poco dopo. I bambini sono perfetti, mai stucchevoli, e in una scena dalla psicologa c'è un piccolo colpo di scena che poteva essere melodrammatico ma che risulta tanto più emozionante perché il regista lo filma tenendosi un passo indietro, senza calcare la mano. E anche il finale, a ripensarci, è un finale giusto. Come tutto il film." ('La Repubblica')

 

"La bellezza inespressa del film sta nel non mettere nulla tra virgolette, ognuno la pensi come vuole, ma il regista getta un sasso nello stagno, lasciando che la storia continui, che pubblico e privato giochino il loro match fino al bellissimo finale. La fortuna è che Romain Duris è un attore di rara sensibilità, che non conosce la retorica; che i due bambini siano di sconcertante verità e che Laetitia Dosch, sorella tata a tempo perso, faccia una luminosa comparsata in questo ménage di ordinaria amministrazione che nasconde la gemma misteriosa dello straordinario." ('Corriere della Sera')

 

"Si inserisce nel filone naturalistico del cinema dei fratelli Dardenne l'opera seconda del quarantenne Guillaume Senez, anche lui belga, ma in 'Nos batailles' - premio Cipputi a Torino - riscontriamo un tratteggio intimista più accentuato, venato di spunti femminil-femministi non sappiamo quanto attribuibili alla penna della co-sceneggiatrice del film, Raphaelle Desplechin, sorella del regista Artaud. Comunque, pur ben evidenziate, le tematiche sociali ottengono risalto soprattutto in virtù del modo con cui si intrecciano alle dinamiche interiori del protagonista. (...) Senez mostra bella sensibilità nel cogliere credibili attimi di vita e di affetti; e Duris conferisce al protagonista una vena sentimentale che non scade mai in sentimentalismo." ('La Stampa')

 

"(...) Un film profondo, che ben tratteggia le psicologie dei suoi personaggi e che si appoggia sulla solida interpretazione del bravissimo Romain Duris. Un'altra perla francese." ('Il Giornale')

 

 

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