TRAMONTO

 

LUNEDI 04/02
► Ore 18.00

 

MARTEDI 05/02
► Ore 18.30
► Ore 21.00 (VO)

 

MERCOLEDI 06/02
► Ore 16.00
► Ore 18.30 (vo)
► Ore 21.00

 

PRIMA VISIONE ESCLUSIVA

PREMIO FIPRESCI VENEZIA (2018).

 

 

 

 

Regia: László Nemes
Attori: Juli Jakab - Írisz Leiter, Vlad Ivanov - Oszkár Brill, Susanne Wuest - La Principessa, Björn Freiberg - Uomo in bianco, Levente Molnár - Gaspar, Móni Balsai - Signora Müller, Urs Rechn - Ismael, Judit Bárdos - Szeréna, Evelin Dobos - Zelma, János Kulka - Leopold, Sándor Zsótér - Dottor Herz, Dusán Vitanovics - Balkó, Christian Harting - Otto von König, Mihály Kormos - Il custode, Levente Orbán - Cocchiere gigante, Zsolt Végh - Poliziotto, Péter Fancsikai - Robert, Marcin Czarnik - Sándor
Soggetto: László Nemes, Matthieu Taponier
Sceneggiatura: László Nemes, Matthieu Taponier
Fotografia: Mátyás Erdély
Musiche: László Melis
Montaggio: Matthieu Taponier
Scenografia: László Rajk
Costumi: Györgyi Szakács
Effetti: Gabor Kiszelly, Multifilm Special Effects Ltd.
Suono: Tamas Zanyi

Nazione: Ungheria

Lingua Originale: Ungherese - Tedesco

 
 

1913, Budapest, nel cuore dell’Europa. La giovane Irisz Leiter arriva nella capitale ungherese nutrendo l’ambiziosa speranza di lavorare come modista nel leggendario negozio di cappelli un tempo di proprietà dei genitori defunti. Ciò nondimeno, viene cacciata dal nuovo proprietario, Oszkár Brill. Mentre nella cappelleria Leiter sono in corso i preparativi per accogliere ospiti della massima importanza, un uomo si reca inaspettatamente da Irisz in cerca di un certo Kálmán Leiter. Per nulla intenzionata a lasciare la città, la giovane si mette sulle tracce di Kálmán, il suo unico anello di congiunzione con un passato perduto. La sua ricerca la condurrà dalle strade buie di Budapest, dove il negozio Leiter è l’unico raggio di luce, all’interno di una civiltà in tumulto alla vigilia del tracollo.

 

 

“Sembriamo scordare le profonde dinamiche della storia e, nel nostro sconfinato amore per la scienza e la tecnologia, tendiamo a dimenticare quanto ci possano portare vicini all’orlo della distruzione. Credo di poter dire che viviamo in un mondo non troppo distante da quello che precedette la Grande Guerra del 1914. Un mondo totalmente cieco di fronte alle forze della distruzione che nutre nel proprio nucleo"
('Il regista già premio OscarLászló Nemes')

 

"Solamente alla seconda opera da regista, Nemes riprende il sentiero formale che già sorprese per Il figlio di Saul (Oscar per il miglior film straniero), riformando la stessa troupe (dal cosceneggiatore al direttore della fotografia, dal montatore al compositore) del film precedente e “utilizzando” la sua protagonista come corpo/sguardo in perenne movimento all’interno del crescendo di un caos che la solita macchina da presa in (falsa) soggettiva di Mátyás Erdély prova a contenere con insistiti piani-sequenza, messe a fuoco alternate e asfissianti cambi di direzione.


Non a caso, ancora una volta, il cinema del regista ungherese ex allievo di Béla Tarr costringe ad un’immersione che travalica il semplice concetto di fruizione: siamo catapultati in un “qui e ora” da cui è impossibile fuggire, il cui limite oltrepassa il campo visivo, con il continuo bisbiglio e il rumore di un fuori campo che il sonoro di Tamas Zanyi amplifica di pari passo all’aumentare del conflitto narrativo, sempre più labirintico e circolare, proprio come le fasi della Storia.

L’Europa è Irisz, dunque, ma siamo anche noi. Ed è qui che Nemes voleva arrivare, alla preoccupante situazione dei giorni nostri, all’Ungheria di Orban, alle tensioni di un centro Europa che, poco più di cento anni dopo, è nuovamente ad un bivio. Smesso l’abito elegante da modista, Irisz si perde nella ferocia dei tumulti, tra le ombre in campo.
Per poi provare a riguardarsi indietro, dopo una dissolvenza in nero. Quando il nostro sguardo la ritrova dopo un lento long-take nelle strettoie di una fangosa trincea: Orizzonti di gloria, odore di morte.

Un film straordinario. E necessario." ('Valerio Sammarco')

 

 

 

 

 

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