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 DOVE BISOGNA STARE

 

 

VENERDI 01/02
► Ore 18.30

 

SABATO 02/02
► Ore 19.50

 

DOMENICA 03/02
► Ore 21.00

 

PRIMA VISIONE ESCLUSIVA

 

 

 

 

Regia: Daniele Gaglianone, Stefano Collizzolli
Attori: Jessica Cosenza - Se stessa, Lorena Fornasier - Se stessa, Georgia Borderi - Se stessa, Elena Pozzallo - Se stessa, Andrea Franchi - Se stesso, Jahanzeb Momand - Se stesso, Marina Escosso - Se stesso, Elena Silvia Massara - Se stessa, Monica Gagliardi - Se stessa, Davide Rostan - Se stesso, Renato Sibille - Se stesso, Drammeh Musa - Se stesso, Marilù Sansica - Se stessa
Soggetto: Daniele Gaglianone, Stefano Collizzolli
Sceneggiatura: Daniele Gaglianone, Stefano Collizzolli
Fotografia: Matteo Calore
Musiche: Evandro Fornasier, Massimo Miride, Walter Magri, Giorgio Ferrero, Rodolfo Mongitore
Montaggio: Enrico Giovannone
Suono: Gianluca Tamai - (presa diretta - Val di Susa), Stefano Collizzolli - (presa diretta - Como, Cosenza e Pordenone), Vito Martinelli - (montaggio, mixer)

 

Georgia, ventiseienne, faceva la segretaria. Un giorno stava andando a comprarsi le scarpe; ha trovato di fronte alla stazione della sua città, Como, un accampamento improvvisato con un centinaio di migranti: era la frontiera svizzera che si era chiusa. Ha pensato di fermarsi a dare una mano. Poi ha pensato di spendere una settimana delle sue ferie per dare una mano un po' più sostanziosa. E' ancora lì. Lorena, una psicoterapeuta in pensione a Pordenone; Elena, che lavora a Bussoleno e vive ad Oulx, fra i monti dell'alta Valsusa, e Jessica, studentessa a Cosenza, sono persone molto diverse; sono di età differenti, e vengono da mondi differenti. A tutte però è successo quello che è successo a Georgia: si sono trovate di fronte, concretamente, una situazione di marginalità, di esclusione, di caos, e non si sono voltate dall'altra parte. Sono rimaste lì, dove sentivano che bisognava stare.

"QUATTRO DONNE CHE PRATICANO L'ACCOGLIENZA NELL'ITALIA DI OGGI. DOMANDE STRINGENTI E INELUDIBILI A QUESTIONI COMPLEQUATTRO DONNE CHE PRATICANO L'ACCOGLIENZA NELL'ITALIA DI OGGI. DOMANDE STRINGENTI E INELUDIBILI A QUESTIONI COMPLESSE" ('mymovies')

"Questo documentario racconta di una possibile risposta a questi tempi cupi. Non racconta l’immigrazione dal punto di vista di chi sceglie di partire o è costretto a farlo: è innanzitutto un film su di noi, sulla nostra capacità di confrontarci con il mondo e di condividerne il destino."(Il regista Daniele Gaglianone)



Quattro donne italiane, di provenienze diverse, sono impegnate, a titolo volontario, nell'accoglienza dei migranti: Lorena, pensionata di Pordenone, aiuta come può dei pakistani nascosti in rifugi provvisori; Elena, in un paese vicino della Val di Susa, ospita in casa un ragazzo che ha attraversato a piedi nudi sotto la neve la frontiera; Jessica è tra i responsabili del centro sociale Rialzo di Cosenza; a Como Elena cerca ospitalità e fornisce informazioni pratiche agli immigrati.

Co-prodotto da ZaLab di Andrea Segre (Io sono Li, Mare chiuso, Ibi, L'ordine delle cose), che con i suoi film in questi anni sta mappando sia in chiave di fiction che di documentario cause e conseguenze delle migrazioni, Dove bisogna stare è una dichiarazione di intenti, una presa di posizione che più chiara non potrebbe essere.

A differenza di molte altre indagini sul tema delle migrazioni, non dà per assodato nulla e cerca di assumere il punto di vista e le difficoltà di chi arriva nel nostro Paese spesso intendendolo come una tappa verso altre destinazioni. Non considera scontata nemmeno la complessità burocratica per chi ha bisogno di asilo, assistenza medica, supporto di mediazione culturale e linguistica, informazione sui propri diritti e doveri. Tutto quello insomma di cui i privati cittadini, i volontari, gli operatori del sociale e i gruppi spontanei di solidarietà si occupano da anni nel silenzio quasi totale dei media mainstream, più concentrati a inseguire le strumentalizzazioni del fenomeno da parte di alcune parti politiche. 

In dodici capitoli intitolati alle parole di chi è parte in causa, Dove bisogna stare si pone delle domande difficili, che evidenziano discriminazione e mettono in crisi, invece di imporre soluzioni semplici a fenomeni globali complessi. 

Nel registrare le difficoltà quotidiane raccolte dalle quattro protagoniste, cadono anche molti illusori luoghi comuni, come l'aspettativa paternalistica di forme di gratitudine o la possibilità di identificazione totale in chi arriva. Quello che il film dimostra è che nell'osservare a distanza ravvicinata l'altro, progressivamente ci si riconosce in lui e si arriva per lo meno a ricalibrare la nostra enorme libertà di movimento. Ricordandoci che la prima condizione per esprimere un'opinione individuale è il dovere di informarsi. Fuori concorso in TFF Doc al Torino Film Festival 2018 (mymovies)

 

 

 

 

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