Immagine non disponibile
AL CINE TEATRO ORIONE
DAL 07 AL 17 GIUGNO
Slider
previous arrow
next arrow
Slider

 

TRE VOLTI
  

GIOVEDI 03/01 

►ore 21.30

  

VENERDI 04/01 

►ore 15.45


SABATO 05/01 

►ore 21.30


DOMENICA 06/01

►ore 21.30 

VO IRANIANO SUB ITA

 

 

MIGLIORE SCENEGGIATURA AL 71° FESTIVAL DI CANNES (2018)

 

 


Regia: Jafar Panahi
Attori: Behnaz Jafari - Se stessa, Jafar Panahi - Se stesso, Marziyeh Rezaei - Se stessa, Maedeh Erteghaei - Se stessa, Narges Delaram - Madre, Fatemeh Ismaeilnejad - Anziana nella tomba, Yadollah Dadashnejad - Yadollah, Ahmad Naderi Mehr - Karbalaei, Hassan Mihammadi - Anziano sulla strada, Mehdi Panahi - Fratello di Marziyeh, Shahrzad - Letture, Asghar Aslani - Proprietario di bestiame, Yusef Moharamian - Suonatore di duduk
Soggetto: Jafar Panahi
Sceneggiatura: Jafar Panahi, Nader Saeivar - (dialoghi)
Fotografia: Amin Jafari
Musiche: Imaj Studio Tabriz
Montaggio: Mastaneh Mohajer, Panah Panahi - (assistente)
Scenografia: Leila Naghdi Pari
Costumi: Leila Naghdi Pari
Effetti: Hamed Musavi

 
 
 

La famosa attrice Behnaz Jafari riceve il video di una giovane che implora il suo aiuto per sfuggire alla propria famiglia conservatrice e tiranna. Behnaz abbandona le riprese del film a cui sta lavorando e si rivolge al regista Jafar Panahi per risolvere il mistero del video e raggiungere la ragazza. Inizia così un viaggio in auto verso il nordovest rurale dove ogni incontro è pieno di fascino e ironia.

 

"Jafar Panahi è diventato una specie di simbolo dell'opposizione culturale al regime di Teheran. Imprigionato, poi liberato ma colpito dal divieto di girare altri film, il regista ne ha però realizzati clandestinamente ben quattro, che è riuscito a mostrare all'estero (dove non può recarsi). Quest'ultimo ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes: premio in effetti meritato, perché (come in molti film iraniani recenti) l'impressione di verità quasi documentaristica nasconde in realtà una costruzione complessa e astuta. Una costruzione che però si mostra anche nel suo artificio e che viene quasi sciolta a contatto con i luoghi reali, trasformandosi in apologo sulla creazione artistica. E a sua volta la riflessione su verità e finzione si carica di significati politici: era questa, in fondo, la lezione del compianto Abbas Kiarostami, di cui Panahi è allievo. Anche qui si possono trovare forse alcuni omaggi al cinema del maestro, dalla struttura del lungo viaggio in auto alla donna che si sistema in una tomba, che evoca 'II sapore della ciliegia'. (...) Alla fine è evidente, da parte di un regista prigioniero in patria, la metafora della reclusione e anche una satira precisa del maschilismo: un fratello maggiore bruto viene chiuso fuori di casa, una donna chiede di consegnare un prepuzio portafortuna, un toro da monta ostruisce la strada ai protagonisti. Tra questi simboli, più ridicoli che minacciosi, sta salda e affascinante la protagonista, con uno sguardo inquieto ma saggio, nel quale il regista sembra riporre le proprie speranze." ('la Repubblica')

 
"OPERA ILLEGALE, IL FILM È UNA FORMIDABILE CASSA DI RISONANZA POLITICA, UNA PIAZZA ITINERANTE MA SOPRATTUTTO UN VIAGGIO INTROSPETTIVO" (Mymovies)
 
"Un'altra coinvolgente avventura di Panahi, erede di mastro Kiarostami, ci conduce nel gioco del cinema a riconoscere l'ambiguità delle immagini, soprattutto quando raccontano i paradossi della censura e il diritto alla libertà. (...) Ieri, oggi, domani integrati nella "vita d'artista" di tre donne nell'Iran della creatività ministeriale (Panahi è da anni vittima di una sentenza liberticida). Alla repressione risponde la tenacia del regista e della sua cinepresa, che svela, domanda, inventa metafore, come questa comunità rurale raggiungibile tra intralci per una tortuosa strada polverosa. Al cinema il compito di sfondare gentilmente pregiudizi e ingiustizie." ('Nazione-Carlino-Giorno')
 
"In secoli lontani il mestiere di attore comportava la sepoltura in terra sconsacrata, ma anche oggi nell'Iran più estremo e povero, come la zona montagnosa del nord ovest dove si parla meglio il turco che il persiano, il solo desiderio di diventare un'attrice suona scandaloso e fonte di vergogna per la famiglia della reproba immediatamente etichettata quale inguaribile "intrattenitrice". Un pregiudizio ancestrale che si fonda sul potere del patriarcato, insomma un divieto assurdo che non può lasciare indifferente Jafar Panahi, il regista che da anni è sotto la minacciosa tutela giudiziaria del regime di Teheran che gli vieta di recarsi all'estero (pena il non rientro in patria) e che vorrebbe impedirgli di girare film. [...]" (Il secolo XIX)
 

 
 
 

 

 

 

ArrowArrow
Play

★ BIOGRAFILM 2019
DAL 7 AL 17 GIUGNO

★ BIOGRAFILM 2019
DAL 7 AL 17 GIUGNO

★ BIOGRAFILM 2019
DAL 7 AL 17 GIUGNO

Immagine non disponibile
previous arrow
next arrow
Slider
Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere aggiornato sulla nostra programmazione

 

 

PARTNERS