ARRIVEDERCI SAIGON
 
SABATO 10/11 
► ore 18.00
 

 

PRIMA VISIONE ESCLUSIVA

 

 

 

Regia: Wilma Labate
Attori: Viviana Tacchella - Se stessa, Rossella Canaccini - Se stessa, Daniela Santerini - Se stessa, Franca Deni - Se stessa
Soggetto: Wilma Labate, Giampaolo Simi
Sceneggiatura: Wilma Labate
Fotografia: Daniele Ciprì
Musiche: Mattia Carratello, Stefano Ratchev
Montaggio: Mario Marrone
Suono: Gianfranco Tortora

 

 

È l'incredibile storia delle Stars, la giovanissima band italiana che dalla provincia toscana viene spedita inaspettatamente in Vietnam, a suonare nella base militare americana. Sono giovanissime con la voglia di successo e di lasciare la provincia industriale dove vivono, così diversa dalla famose colline del Chianti: vengono dalle acciaierie di Piombino, dal porto di Livorno e dalle fabbriche Piaggio di Pontedera. È la provincia rossa delle case del popolo e del PCI e uscire da quella provincia è il loro sogno. Siamo nel '68 e ogni sogno sembra possibile. Ricevono un'offerta che non possono rifiutare: una tournée in estremo oriente, Manila, Hong Kong, Singapore... Armate di strumenti musicali e voglia di cantare, partono sognando il successo ma si ritrovano in guerra, e la guerra è quella vera del Vietnam... Dopo cinquant'anni "Le Stars" raccontano la loro avventura vissuta per tre mesi nelle basi sperdute nella giungla, tra i soldati americani e la musica soul.


" Arrivederci Saigon riesce a riportarci alle contraddizioni del ’68 seguendo un filo inedito.
Provenienti dalle acciaierie di Piombino, dal porto di Livorno e dalle fabbriche Piaggio di Pontedera, la provincia rossa delle case del popolo e del PCI, vengono portate in Vietnam grazie ad un raggiro: convinte di partire per una tournée in Estremo Oriente, da Manila a Singapore: le ragazze – pena il pagamento di salatissime penali – si ritrovarono così costrette ad accettare di restare per tre lunghi mesi nelle basi sperdute nella giungla, tra i soldati americani e la musica soul.

Mentre nel resto del mondo, America e Italia compresa, si chiedeva a gran voce il ritiro delle truppe USA, quelle ragazzine (con l’unica Viviana maggiorenne) conoscono la guerra da vicino e i giovani americani costretti a combatterla, a volte senza capirla. E iniziano a familiarizzare con il soul, la musica amata dai soldati neri. I concerti delle Stars, il più delle volte, sono proprio per loro, che più dei bianchi affollavano le prime file della platea.

Ecco, il senso più profondo del documentario, quello forse più straniante, è proprio questo: tornate finalmente a casa dopo un lungo periodo in un luogo e in un contesto oggettivamente inospitali, rischiando addirittura di rimetterci la salute e la pelle, Le Stars vengono in qualche modo emarginate. Hanno suonato per gli yankees, un’onta che per le famiglie, gli amici, i compagni della sezione del Partito Comunista e gli studenti in lotta per le strade, è impossibile da cancellare.
E allora hanno preferito nascondere – alla fine anche a loro stesse – di essere mai state lì. In qualche modo tenendo sepolti per quasi cinquant’anni quei tre mesi capaci invece di formarle come nessun altro luogo comune, o partito preso, avrebbe potuto fare in quell’indimenticabile 1968." (Valerio Sammarco)

 

 

 

 

  

 

 

  

 

 

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