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1938 - QUANDO SCOPRIMMO DI NON ESSERE PIU' ITALIANI
 
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*ALLA PRESENZA DEL REGISTA PIETRO SUBER * 

 

 

PRIMA VISIONE ESCLUSIVA

 

 

 

Regia di: Pietro Suber
Sceneggiatura: Amedeo Osti Guerrazzi
Fotografia: Marco D’Auria
Montaggio: Antonio Covato
Musica: Rudy Gnutti
Produzione: Blue Film, Rai Cinema, Istituto Luce Cinecittà, Studio Capta

 

"1938 - Quando scoprimmo di non essere più italiani" di Pietro Suber è un film evento della 13esima Festa del Cinema di Roma. Il film documentario ricostruisce – in occasione dell'80⁰ anniversario delle leggi razziali - le vicende che portarono dalle leggi antiebraiche alla deportazione degli ebrei italiani (1943-1945) attraverso cinque storie raccontate in gran parte dai diretti protagonisti. A iniziare da quella di una famiglia di ebrei fascisti, la famiglia Ovazza, massacrata sul Lago Maggiore nell’autunno del 1943, alla storia di un ebreo del Ghetto di Roma, il mitico ‘Moretto’, che decise di lottare contro la persecuzione e che riuscì a salvarsi flirtando con la nipote di un collaborazionista fascista. Fino a quella di Franco Schonheit e dei suoi genitori, tutti sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti. Poi la vicenda di una ebrea di Fiume che si salvò nascondendosi presso la casa di un incisore del Vaticano, e infine la storia di una famiglia di presunti delatori fascisti accusati di aver denunciato i vicini ebrei ai tedeschi. A parlare infatti non sono solo le vittime, i perseguitati ma anche i cosiddetti persecutori. Con loro gli altri testimoni, cioè quella stragrande maggioranza di italiani che non aderì alle leggi razziali, ma neppure vi si oppose. Il racconto si snoda attraverso le testimonianze delle preziose immagini d’archivio e una mole di documenti d’epoca pubblici e privati, per raccontare un viaggio tra i movimenti giovanili di estrema destra e la vicenda delle strade ancora intestate, a 80 anni di distanza, ai firmatari (o presunti tali) del Manifesto della Razza.

"Il film descrive le vicende di italiani, ebrei e non ebrei, durante il periodo che va dalla pubblicazione delle leggi razziali (1938) alla deportazione dall'Italia (1943-1945). Le testimonianze sono numerose e affrontano la situazione da prospettive diverse non escludendo chi, all'epoca (e ancora oggi), era favorevole all'applicazione di quelle disposizioni.

Pietro Suber realizza un documentario che ha una molteplicità di valenze. Innanzitutto ha il pregio di raccogliere le testimonianze di persone che sono state perseguitate e sono sopravvissute e la cui testimonianza, considerata la loro non più giovane età (anche se l'augurio è di lunga vita), è ancor più preziosa.

Ha poi il merito di dare voce a chi all'epoca aderiva al fascismo e ancor oggi non ha mutato parere così come a coloro che hanno avuto un parente coinvolto nel sostegno alle tesi razziste e tuttora portano il peso di quella vergognosa adesione.

Quello che maggiormente colpisce (e che la regia fa bene a sottolineare già nel titolo) è lo sconcerto di quegli ebrei italiani che avevano messo a repentaglio le proprie vite durante la prima guerra mondiale in difesa di quella che sentivano come la loro Patria e che ora scoprivano di non esserne più considerati figli ma, anzi, pericolosi nemici. Non erano pochi, Suber ce lo ricorda, gli ebrei dichiaratamente aderenti al regime che si sentirono traditi da quello che interpretarono come un passivo adeguamento ai dettati hitleriani.

Diviso in capitoli il documentario ha tre città come punto di riferimento. Una è Ferrara (e la memoria torna a Giorgio Bassani e a "Il giardino dei Finzi Contini"). Le altre due sono Roma e Fiume nonché il famigerato campo di concentramento di Fossoli. Chi racconta ciò che accadde non fa di ogni erba un fascio (si perdoni il gioco di parole) ed è consapevole di ciò che tanti italiani fecero, rischiando la propria vita, per salvare degli ebrei. Ci ricorda però anche che le responsabilità non possono essere scaricate tutte sui tedeschi perché non mancarono non solo i delatori ma anche letteralmente chi li 'vendeva' loro con tariffe precise.

Un ultimo e non secondario pregio sta nel ricordarci che il virus del razzismo non ha smesso di diffondere il contagio e che pertanto è necessario non abbassare la guardia se c'è ancora chi scrive sul registro della tomba di Mussolini a Predappio: "Caro Dux torna presto. L'Italia ha bisogno di te!" ('mymovies')

 

 

 

 

  

 

 

  

 

 

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