UN FIGLIO ALL'IMPROVVISO

 

GIOVEDI 04/10
► ore 16.00

VENERDI 05/10
► ore 20.00

SABATO 06/10
► ore 18.30

DOMENICA 07/10
► ore 19.00

 

 

 

 

 

Regia: Vincent Lobelle, Sébastien Thiéry
Attori: Christian Clavier, Catherine Frot, Sébastien Thiéry , Pascale Arbillot, Hervé Pierre
Soggetto: Sébastien Thiéry - (opera teatrale)
Sceneggiatura: Sébastien Thiéry, Pascale Arbillot - (collaborazione)
Fotografia: Jean-Paul Agostini
Musiche: Michael Tordjman, Maxime Desprez
Montaggio: Cyril Nakache
Scenografia: Philippe Lévèque
Arredamento: Thierry Van Cappellen
Costumi: Fabienne Katany
Suono: Alain Sironval, Charles Autran

 

Tornando a casa, i coniugi Prioux scoprono che un certo Patrick si è trasferito nella loro abitazione. Patrick sostiene di essere loro figlio e di essere tornato per presentargli la fidanzata ma i Prioux non hanno mai avuto alcun figlio. Ma chi è davvero Patrick? Un bugiardo? Un manipolatore? I Prioux hanno dimenticato di avere un figlio?

 

 

 

"Un figlio all’improvviso è una riflessione sulla diversità e sugli svariati modi che gli individui hanno a disposizione, nella società, per accogliere l’elemento anomalo o estraneo. La gentile Laurence, tormentata dalla sua incapacità di avere figli, sarà diversamente propensa ad accettare Patrick rispetto al marito, preoccupato delle conseguenze e delle responsabilità che ne deriverebbero, ma anche estremamente fermo, deciso per modo di essere, e terrorizzato dall’idea di un cambiamento indotto e così fulmineo. Lo stesso Patrick, che fa sfoggio di un temperamento nella norma (a dispetto delle sue condizioni fisiche), non sembra poi essere così innocente.
Un figlio all’improvviso non cade mai nel cattivo gusto e nel politically correct 
Dati i presupposti, ci vuole un attimo perché in Un figlio all’improvviso si scorga un’interessante satira su certo politically correct, che tende in primo luogo al sentimento discriminatorio e lo fa etichettando il diverso come vittima “a prescindere da”. Nel suo coraggio, Un figlio all’improvviso trova linfa vitale per costruire la propria struttura di commedia nelle gag efficienti e mai fuori luogo, e grazie a momenti comici che ben si assestano lungo l’asse della narrazione filmica, diretta nella precisa direzione dell’osservazione critica di un fenomeno sociale che coinvolge i portatori di handicap.
Il film di Thiéry e Lobelle non cade mai nel banale, e sarebbe a dire nemmeno nel cattivo gusto: l’umorismo è di tipo arguto e spesso raffinato, la regia è elegante e sorretta da una formidabile gestione dei tempi, e c’è persino spazio per qualche emozione diversa da quell’ilarità che giunge in grandi dosi. Il coronario di personaggi che arricchiscono il collage dell’opera di Thiery e Lobelle viene sostenuto, come se non bastasse, dall’introduzione progressiva (indovinatissima) di diversi personaggi secondari, ognuno rappresentante di un “tipo” e ognuno capace di accrescere la dose di comicità di un film che farà, tra una risata e l’altra, riflettere." ('Cinematographe')

 

 

 

  

 

 

  

 

 

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